Riassunto delle puntate precedenti nel caso qualcuno non abbia voglia di leggersi tutti i post inerenti:
ho deciso di passare un anno intero senza mettere mai piede in un supermercato, e Marco adesso mangia la verdura.)
Nutro, oltreché tre gatti, una certa antipatia per tutti quelli che, compiendo una scelta poco ordinaria, si sentono in diritto e dovere di professarla come unica via per la felicità.
Sei fruttariano e ti cibi esclusivamente di banane, arance e kiwi, e solo se caduti spontaneamente dall'albero? Farai tantissima cacca, buon per te.
Però non guardarmi con commiserazione mentre addento la mia bruschetta all'aglio e mozzarella.
Non dirmi con aria schifata "ma cosa stai mangiando?! Non lo sai che i lieviti sono la morte e i latticini!! I LATTICINI! Ti costringeranno a un'agonia che avrà fine solo a seguito di atroci sofferenze?!" (No, non lo so: se le atroci sofferenze comprendono lo starti accanto mentre mangio, potrei anche considerare di lasciarli perdere).
Segui una religione che comprende lo starsene per mezze ore intere davanti a una pergamena a ripetere un mantra per trovare la pace interiore?*
Non dire a un cattolico fervente, o a un ebreo, o a un induista, che il tuo è l'Unico, Vero, Imprescindibile credo che possa esistere sulla faccia della Terra, e tutti gli altri non hanno senso.
Abbi rispetto.
Per te potrà anche essere così, ma i modi di vivere, di pensare, di credere, sono molteplici.
Per non parlare dei modi di mangiare. E di fare la spesa.
Detto questo,
la scelta di non andare al supermercato mi sta, in un certo senso, salvando la vita.
Sono rimasta con pochi euro in banca. Non parlatemi di crisi: io non ci credo. Penso che sia piuttosto uno stato mentale, ormai, spesso una scusa per adagiarsi e avvallare le politiche lavorative e sociali più denigratorie.
E credo anche sia una grande opportunità di crescita e cambiamento.
Con pochi euro in banca non puoi dire: "passo al super e pago col bancomat". Devi pensare al singolo pezzo che compri. Non so voi, ma io al supermercato non ci riesco mai. Sembra costare tutto così poco che un pacchetto di cubi di pancetta in più non potrà mica fare la differenza. O una fetta di focaccia in bustina...o duecento grammi di ricotta, che vuoi che sia.
E riempio, riempio, riempio il carrello...sarò facile agli abbagli del consumismo, che vi devo dire. D'altra parte, io sono una di quelle che ha dovuto cancellarsi da tutte le newsletter dei vari siti di abbigliamento online per non ridursi a chiedere l'elemosina (vestita benissimo, ovviamente).
Al mercato è più facile stare attenti. Innanzi tutto, c'è bisogno di contanti: quello che hai è quello che puoi spendere. E poi - il vento sulla faccia, le chiacchiere attorno- hai il tempo e la condizione mentale per poter scegliere con attenzione quello che ti serve, senza il rischio dello spreco. Di soldi e di stress.
L'altro giorno mia sorella, fresca di luna di miele, tra una foto del ponte di Brooklyn e un racconto sui tram di San Francisco, mi ha chiesto se davvero si risparmi, a far la spesa così, solo nei mercati di zona.
Io, stordita dal gran parlare di yankee e di burritos lunghi due metri, le ho risposto sovrappensiero: "Mah sai, alla fine spendo quasi uguale a prima".
A mente lucida, posso dire: un corno.
Al supermercato, bancomat alla mano, spendevo una settantina di euro a volta. A VOLTA. Non vuol dire a settimana. Spesso succedeva che mancasse qualcosa di basilare, tipo il latte o le uova.
Mi fermavo all'Esselunga. E prendevo il latte, le uova, l'insalata, le braciole, la pasta, il pesce, e qualcosa di inaspettato tipo una nuova fodera per il piumino. Anche se non ne avevo bisogno.
In questo modo le cose si accumulavano nel frigo e in casa e i miei soldi diminuivano drasticamente. Spesso dovevamo addirittura buttare del cibo. BUTTARE DEL CIBO. Inconcepibile per me. Eppure lo facevo.
Ora, con trenta euro alla settimana, massimo trentacinque, campiamo che è una meraviglia.
La differenza sta, mi pare di capire finora, quindi, nel fatto di comprare solo ed esclusivamente quello che serve. E sta anche nella pace del mercato, lontanissima dallo stress ai neon degli iper.
Altra cosa importantissima:
la roba che compro al mercato rende in modo incredibile. Cosa vuol dire? Vuol dire che stamattina ho comprato, al mercato di Ponte Ronca:
1 kg di pane toscano
400 gr. di biscotti misti (al cioccolato, uvetta, zucchero, mandorle)
600 gr di salsiccia fresca
400 gr. di pancetta in pezzo intero
1 kg di zucchine chiare
1 kg di mele
1 kg di arance (se ne trovano ancora di ottime a maggio...grazie, tempo orribile!)
1 caspo di lattuga lollo
1 caspo di scarola
4 uova
1 litro di latte crudo
costo totale: 29 euro.
Tutta questa roba mi durerà un sacco di tempo. Dieci giorni almeno. Se penso a quanto mi duravano prima i biscotti del super, mi sento male. Perché dura di più? Perché la roba che si trova è talmente buona e fatta bene che ne basta davvero poca per sentirsi appagati e sazi.
Considerando che lunedì, al mercato di Zola, comprerò circa 10 euro di pesce, e martedì a quello di Riale altre uova, ricotta e altra verdura per un totale di circa 12 euro, il conto è fatto.
In due settimane andrò a spendere circa 50 euro.
E' vero, ci vuole abilità in cucina. Non puoi dire "ho fame, vediamo cosa c'è in freezer, mi sparo due sofficini". Bisogna far durare le cose, inventare innumerevoli sughi diversi per la pasta, ripieni per frittate e focacce, creare insalate e sformati, ma con la qualità eccelsa di ogni singolo ingrediente comprato al mercato, riuscirci è veramente facile.
Se vi interessa (ma qualcosa mi dice che lo farò anche se non ve ne frega niente), posso cominciare a postare le ricette che mi invento con le cose del mercato.
Non sarò io a dirvi: cambiate politica di spesa, al mercato si risparmia moltissimo e si guadagna in salute! Né mi azzarderò mai a sostenere che una scelta del genere sia semplice e fattibile per tutti.
Mi limito a raccontarvi la mia esperienza.
Che per ora è davvero entusiasmante.
*autoironico: io sì. :D



