sabato, luglio 11, 2009

Al Volo


Prima di terminare (suonino le campane e anche qualche didjeridoo, prego) il libro, vi aggiorno sulle ultime novità:

1) La Prisci sta bene. 
Grazie per aver bussato in tanti al mio portone virtuale chiamato choppa7@hotmail.it e aver chiesto animosi notizie sulla sua salute. 
Ieri pomeriggio siamo andati a toglierci i punti, dopo dieci giorni di tortura cinese chiamata "Collare di Elisabetta" (quello che ha il cane del video di "Come as you are", per intenderci) e otto di antibiotico. 
Tutto bene, a parte che naturalmente le cose non possono sempre filare liscissime, e oltre alla mia più grande fobia, il parto, ho rischiato di dover affrontare anche la mia seconda più grande fobia, il vomito. 

"L'ormone del latte" - ha spiegato il Simpatico Veterinario di Quartiere- "aveva già ricevuto l'input, la lattizione è partita e adesso bisogna fermarla".
"Accidenti" - ho gulpato io- "e con cosa?"
"Con il GALASTOP. Gliene dai 0,5 cl al giorno nell'umido. Se vomita, non ti preoccupare, è normale. Glielo ridai il giorno dopo e non lo rifà".

Inutile dirvi che ieri verso l'ora di cena ero un po' nervosella. 
Servo alla mia felina una lussuosa scatoletta di Gourmet Carezze Mousse al Pollo Delicato e ci mischio dentro 0,5 cl di Galastop.
Dopo minuti 0,3 la felina ricompare leccandosi le vibrisse. 
Attimi di attesa conàtica.
Non vomita.
Mitica Prisci.

Ah, dimenticavo: grazie anche a tutti quelli che mi avevano rassicurata sulla bontà della scelta di farla abortire.
Non per far vomitare VOI (tanto che me frega, il vostro rigurgito non tocca a me pulirlo), ma i fatti, per dirla con le parole del Simpatico Veterinario di Quartiere, sono i seguenti:

"Meno male che l'abbiamo beccata in tempo, questa gattina. L'utero del gatto ha due tubicini. Di solito in ogni tubicino ci stanno tre feti. Nel suo, solo un tubicino era pieno, e di UN SOLO feto. 
Scusa sai, ma era UNA SBERLA COSI'. Sarebbe morta di sicuro!"

E, per dirla con le parole del Burbero Bruno,
"Che te stai affà, i problemi etici per un gatto?"

Quindi tutto è andato per il meglio, adesso vediamo di prevenire a colpi di Galastop il rischio mastite.

2) Ieri mi ha chiamata il mio editore preferito, nonché l'unico, nonché comunque il migliore insieme a quell'altro, che tanto è il suo socio, quindi non si offende nessuno se dico che li amo tutti e due. Mi ha detto di sbrigarmi a mandargli il lavoro, che a ottobre fanno uscire il mio squallido librettino. Mi ha detto anche che vorrebbero farlo uscire in tandem (cosa pericolosissima, visti i pazzi che girano) con un altro libro di un'altra "autrice donna giovane simpatica esordiente sulla tua stessa lunghezza d'onda vedrai ti piacerà", e io non vedo l'ora di andare in giro a fare le presentazioni insieme a lei.
"Il suo libro parla di bulimia".
Azz.
Il mio di una cicciona... già immagino i dibattiti, lei seria autorevole e competente, io pasticciona e approssimativa come sempre.
E in imbarazzo perchè cicciona.

Tra parti rischiati, vomito e cicce patologiche, sembra che in questo periodo debba affrontare tutte le mie peggiori fobie.
Non mi starete dicendo che mi toccherà crescere, vero?




Nella foto, la Prisci






sabato, giugno 27, 2009

Dirty Scilla

Prrmiao a tutti, sono Priscilla (detta Prisci, Scilla, Prilla e da un paio d'ore "Vaccaboiaeadesso?!").
Volevo ringraziarvi per aver letto e apprezzato numerosi la mia storia, anche se NON UNO di voi mi ha fatto i complimenti per il fisico. 
Siete tutti molto gentili ma sappiate che me la lego alla zampa. 
Comunque, la novità è che stamattina quella con le cose morbide davanti mi ha infilata nella casetta di vimini che io chiamo "Villa Vomitina", per andare dal "Veterinario quello simpatico e carino" per fare "Un controllino" e "Un richiamino del vaccino".
E lì mi hanno piazzato una manina gelidina su per il pancino e hanno scoperto che sono incintina.
Quella con le cose morbide davanti si è messa a piangere, sia per lei che per me è stata una sorpresa, però ecco, è vero che da qualche giorno i miei capezzoli son  grossi come boe e mi commuovo guardando la pubblicità del Cornetto, quindi forse avrei dovuto quantomeno intuirlo.
Ora.
La conversazione tra la morbidona e Mr. Manona Gelidona è stata più o meno la seguente. Non prendetela per del tutto corrispondente alla realtà perchè mentre parlavano io cercavo di saltare giù dal tavolo e azzannare la splendida riproduzione in gomma di un cuore colpito da Filaria, quindi ero un po' distratta.
Comunque, dicevo, più o meno han detto così (MG: Manona Gelidona, M: morbidona):

MG: Ahiahiahiahiahiahi.
M:...è incinta?
MG: E mi sa proprio di sì....e allora che facciamo?
M (scoppiando a piangere...miaonnaggia, un mese che la conosco e già l'ho vista zigare mille volte, 'sta qua) : c-che....che cosa si può fare?
MG: ah, due cose soltanto. O la si fa partorire oppure si fa l'operazioncina e non la si fa partorire.
M: BUUUUUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
MG: Però non faccia così. Non è colpa sua, non sapevamo che era incinta. 
M: M-ma....ma io ma....BUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
MG: Allora, cosa succede. Ci sono pro e contro. Questa gattina avrebbe difficoltà a partorire, è piccola, ha il bacino piccolo, è primipara. 
M: allora forse è meglio fare l'operazione?
MG: ...è anche vero che andrei a togliere non solo le ovaie come in una semplice sterilizzazione, ma tutto l'utero. 
M: ...allora non la facciamo!
MG: è anche vero che poi i gattini li potrebbe tenere, lei?
M: n-no. Allora la facciamo (singhiozzi).
MG: guardi, allora si fa così. Lei la voleva già sterilizzare, giusto?
M: sì
MG: allora è un tagliettino un po' più grossettino, ma siamo in questa situazione e il risultato poi è lo stesso e non ha più problemi.
M: ma è che....è che il solo pensiero è....è che io un....un...aborto...io non lo farei mai, e farlo a....farlo a......far......BUAAAAAH
MG: lo so, è brutto, ma non deve pensare che è colpa sua. E le parlo da padrone di gatta: questa qui farebbe molta fatica. 
M: allora....allora ci penso.
MG: certamente. Non troppo però. Non ha ancora il latte ma tra una settimanadiecigiorni partorisce.

Sono rientrata a Villa Vomitina e dopo due minuti di scossoni eravamo a casa.
La morbidona ha parlato nel coso e ha ripetuto molte parole dette da Manona.
Poi ha detto:
"Ok ci vediamo ne parliamo dopo ciao".
Forse era quello con gli occhioni, che magari dirà la sua e poi decideranno.
Non lo so.
Adesso ho una gran voglia di wurstel.


giovedì, giugno 25, 2009

Scilla


Ho visto il loro culo sparire dietro la porta. 
Un rumore leggero, CLAC, ed ero da sola. 
Sono rimasta ferma ad aspettare il ritorno:  per ore la stessa maniglia che non si abbassava mai.
Se ne sono andati proprio all'ora di colazione, gli stronzi, lasciandomi con una fame che mi sarei sbranata un ramarro prima della muta della coda, con quell'appendice viscida che ti fa il solletico allo stomaco, brrr, non è proprio una sensazione piacevole, ma ve lo ridico eccome, me lo sarei pappata senza problemi.  Non mi avevano lasciato niente, nemmeno un pugnetto di riso.
Così ho cominciato a chiamarli, magari erano lì dietro e stavano per entrare, magari mi avrebbero sentita. 
Ehi ehi ehi ehi ehi.
Li ho chiamati così tanto che mi è venuta sete, così ho bevuto. Acqua ce n'era un po', non è che ne faccia fuori a galloni, mezzo litro mi basta per giorni e giorni.
Mi sono lavata.
Ho seguito il volo di una mosca con lo sguardo, finchè non mi è preso un sonno invincibile e sono crollata a dormire sul tappeto. 
Mi sono svegliata che era buio. Che fame avevo, dio pollo. La mosca non c'era più, di notte quelle dormono o vanno a spasso con le lucciole. 
Sono andata in giro per la casa a cercare un po' di cibo. 
Ma niente, avevano ripulito tutto. 
E non tornavano.
E' durato per un po'.
Io che fisso la porta, muoio di fame, mi faccio venire la gola secca a forza di chiamarli, non mi sentono, mi viene sete, piango, dormo.
Buio.
Luce.
Buio.
Finchè una mattina l'acqua è finita e io sono scappata dalla finestra del bagno. 
Mi sono fatta un po' male cadendo da lassù, ma sono atterrata integra su un'aiuola di fiori pregiati che la mamma chiamava "Guaiselitocchi". Per fortuna non sono caduta sui "Noncipensarenemmenomostriciattolo"; la mamma se la sarebbe presa a morte se avessi distrutto quelle splendide macchie rosa.
O forse, dovrei dire la mia vecchia mamma. 
Sono stata orfana per altre due luci e un buio.
Ho camminato sulle foglie bagnate e mangiato formiche (poco nutrienti ma croccanti e deliziose, e non bastano mai, proprio come le ciliegie), chiamato aiuto senza che nessuno mi sentisse. 
Eppure li vedevo, i gufi e le volpi  fare gli gnorri dietro i cespugli. 
Se ho avuto paura?
No.






Ok, sì.
Quando sono arrivata davanti a quel cancello ho pensato: "è proprio uguale al mio, forse è di una casa uguale alla mia, ci sarà un'altra famiglia, forse, non lo so, ci provo, aiuto aiuto aiuto" e i miei circuiti erano andati in pappa. 
Vedete, io SAPEVO di essere stata abbandonata. Che la mia mam...la mia vecchia mamma aveva preso baracca e croccantini e se n'era andata lasciandomi sola. 
Forse aveva a che fare con quella parola che ultimamente ripeteva in continuazione,  qualcosa tipo "crociera".  
Comunque, appena passai attraverso le sbarre di quel cancello, di una cosa avevo paura davvero.
Non del bosco o delle volpi o della sete che mi stava facendo impazzire.
Non di quello che avevo visto, o della fame che sarebbe potuta non finire mai.
O della morte; no.
Avevo paura di non capirlo più. Di dovermi trovare di nuovo ad amare una mamma che un giorno mi avrebbe abbandonata, senza rendermene conto, questa volta. Senza cogliere le parole cattive: "vacanza", "via", "sempre".
Temevo la brutta sorpresa definitiva, quella che ti aspetta quando riponi buona fede.
L'altra faccia della speranza.
E poi, naturalmente, avevo una paura fottuta di Lui.
Allora non sapevo che è il nonno più buono della terra, e quando l'ho visto nel suo giardino, così grosso, grasso e rosso, mi ha spaventata a morte.
Cominciai a girargli intorno e cautamente a dirgli "ciao, ciao. Ho solo fame. Sete. Non farmi del male".
Lui emise quel verso odioso che somiglia a un piccolo bacio, parlò dentro a un coso e disse più o meno
"Alloraviaspettochec'èunnuovoamico".
Mi accarezzò. Mi tranquillizzai un po'.
E poi arrivarono loro due.

Adesso facciamo proprio un bel trio: mangiamo insieme, corriamo per il corridoio, giochiamo agli agguati e ci divertiamo un mondo a scivolare sul tappeto. Hanno anche una pallina arancione che fa "drin drin"; me la tirano e io mi lancio in una corsa scatenata, mi fa impazzire, me la sbrano tutta e dopo due giorni ritorna come nuova. Non so come fanno, sono magici. 
Ho un palo meraviglioso da grattare con un topolino che vive lì attaccato e che si muove se lo caccio, e anche se lo mordo e graffio e stritolo tra i denti non muore proprio mai.
A volte quello con gli occhioni si nasconde dietro la porta e io mi prendo uno spavento
(la maniglia non si abbasserà più e lui non tornerà), ma invece ricompare all'improvviso e mi salta addosso facendomi il solletico, e io mi spancio dal divertimento.
Quella con le cose morbide davanti, invece, mi strapazza di coccole e mi prepara dei pranzetti meravigliosi.
Ogni giorno mangio pesce. E poi ho carne, riso,  tanta acqua che scende come una cascatella da un coso grigio. 
Ho un posto profumato dove fare la cacca.
La mattina balzo sul loro letto e faccio "Ildiavolaquattro".
Quello con gli occhioni mi dice "piantala Scilla" e io gli lecco il naso e dico "famefamefamefame dai dai è mattina sveglia famefamefame", ma lui si gira dall'altra parte, grugnisce e russa.
Quella con le cose morbide davanti, invece, dice "Scillaaaaa sei una rompina" e mi bacia in mezzo alle orecchie e mi riempie di cose buone.

Ecco, io un po' di paura ancora ce l'ho.
Perchè sono buoni, la mia nuova mamma e il papà, e anche quel nonno che mi ha trovata per primo (ieri abbiamo guardato una cosa che si chiama "Partita" insieme. Lui sulla poltrona, io stesa sulla sua panciona. Mi mette ancora un po' di soggezione, specie quando dice a voce alta "Maseicapaceditirareonopiediabanana", ma poi mi guarda e fa "Belliiiina" e io mi calmo).
Perchè mi piace stare con loro. 
Perchè una volta, quella con le cose morbide davanti era stesa sul letto, ma non dormiva. Piangeva.
Faceva "Aiuto aiuto aiuto" proprio come ho fatto io quando sono rimasta sola.
Quello con gli occhioni stava chino su di lei, la guardava e le ripeteva "va tutto bene, lo sai, va tutto bene, ti amo", e io ho capito che stava male, lo sapevo anch'io, ma non potevo accarezzarla nè dirle ti amo.
Allora sono salita su di lei, mi sono accoccolata sulle sue cose morbide e ho messo il mio muso contro al suo.
Sentivo i corpi di tutti e due respirare insieme, e io in mezzo a loro, nel buio della camera da letto.
Perchè quella volta non ho detto niente, li ho ascoltati e ho capito una cosa.
Anche se non riesco a cogliere prima le parole brutte, se non riesco a vedere in tempo l'altra faccia della speranza, a me non importa. 
Perchè ho paura? Perchè mi fido. 

martedì, giugno 09, 2009

Ci vuole Fegato

 L'unico a usare gli aggettivi "Piduista" e "Fascista" riferendosi al governo Berlusconi è stato Di Pietro. Su Skytg24, alle ore 23, intervistato da un biondino fighetto che l'ha interrotto non appena ha visto palesarsi il torbido Capezzone. Il biondino fighetto si è con gusto dedicato esclusivamente a intervistare il giovane voltagabbana, riservandogli la metà destra (non a caso) dello schermo e una serie di compiacenti domande-affermazioni sullo stile "allora è una grande conferma del PDL?", lasciando cadere, malamente raccolto con lo scopettino dell'indifferenza, l'illuminante discorso del leader dell'IDV.
Nella metà sinistra della tele, ho visto Di Pietro andarsene senza commentare la villania subita.

Ieri mattina mi sono svegliata alle otto per preparare delle polpette di fegato, piatto scelto dopo accurata consultazione dell'"Enciclopedia della cucina italiana" di Repubblica per la sua facilità di preparazione (livello "Medio", secondo gli esperti gastronomi), l'abbinamento viticolo consigliato ("Chardonnay trentino" secondo gli esperti sommelier), e l'aspetto vagamente disgustoso della preparazione ultimata ("sembrano cacche d'alce", secondo l'esperta mutter). 
Troppo spesso sono stata ingannata dalla bella presenza di presunti manicaretti, tutto un luccicare di cupole d'argento, decorazioni di zucchero, riduzioni di asparagi e fiumi di glassa, per poi scoprire che sotto la copertina di primizie in bilico s'assopivano sapori dimenticabili, se non inesistenti. Allora ho imparato che se un cibo risulta all'occhio non proprio appetitoso, allora sarà realmente una libidine per il palato. Pensate alle badilate diarroiche di budino al cioccolato.
Alla superficie butterata dei proverbiali "brutti ma buoni", ai fallici e deliziosi cetrioli, o all'acneica mortadella.
Vogliamo lasciar perdere un teorico parallelo con le donne, che meno appaiono tirate a lucido e più nascondono, sotto strati di grasso e unghie trascurate, sostanza e sapore sessuale e caratteriale?
Vogliamo.

Comunque eccomi lì, occhiaia pendente e volume numero 1 ("Antipasti") scoperchiato sul tavolo, a maneggiare con tutta la destrezza consentitami dall'ora mattutina teste d'aglio e sanguinolenti fegatini di pollo, tentando di mettere insieme queste famose "Polpettine alla lucchese".

"Sorellina per favore leggimi gli ingredienti, dammi una mano che devo montare il frullatore"
"Ma di cosa, di...urrrgh, queste?"
"Sì, di uuuurgh proprio di quelle. Poco far la schizzinosa, che secondo me son buonissime"
"Mh, vabè. Allora: 
1 uovo
fegatini
aglio
pangrattato
olio
due acciughe dissalate"
"E basta?"
"Bona, sì."
"Leggimi un po' il procedimento".
Uso il termine procedimento facendomi venire in mente che la Sorellina è diplomata alla scuola alberghiera (ubicata precisamente dinnanzi al McDonald's di quartiere. Il che lo trovo, non chiedetemi perchè, stranamente donchisciottesco), e potrebbe apprezzare la finezza.
"Il CHE?"
Finezza sprecata.
"Il PROCEDIMENTO, il come si fa!"
"Ah sì. Allora. Soffriggere i fegatini nell'olio"
"Fatto"
"Lasciare cuocere tre minuti. Salare e cuocere altri cinque minuti....no aspè, ma non poteva dire direttamente lasciar cuocere per otto minuti?"
"No, è giusto: se lo sali subito diventa asciutto come un levriero".
"Ok, allora...lasciarcuocerpertremi....blbrrrlrsss....ecco, tritare il fegato insieme alle acciughe, con il suo fondo di cottura".
Travaso acquetta, carne e acciughe nel frullatore (nuovo. Kenwood Multipro 900. Ricevuto a Natale 2006 e usato per la prima volta una settimana fa, e solo a seguito della fatidica marco-frase "O quel coso la smette di fungere da comodino E da sede nazionale dell'Associazione Acari, o te lo faccio ritirare dall'Hera. Guarda, piuttosto te lo monto io"), cautamente infilo la spina nella presa, tappo tutto appena in tempo e ruoto la manopola verso il MAX.
In pochi secondi, l'inflessibile lama Multipro riduce il fegato in morbida crema.
"Fatto".
"Perfetto. Adesso devi mettere il composto in una terrina, aggiungere l'uovo, salare, pepare e mescolare finchè il tutto non risulterà omogeneo".
"Ok, da qui posso farcela da sola. Grazie Sorellina, torna pure nei tuoi lidi. Ah, aspetta! Vai adesso a votare?"
"Tra dieci minuti"
"Hai deciso per chi?"
"Sì"
"Metti la preferenza per Flamigni!"
"Come preferisci"
"No, come preferisci tu, cioè Flamigni"
"Per me l'importante è che mi timbrino la scheda. Te quanti timbrini hai?"
"Già sette, in sei anni di diritto al voto"
"Figo, io due"
"Arrivata a tre ti regalano una Winx"
"Buone polpette, io vado!"
"Ciao"
Mi ritrovo da sola a fare i conti con anni di letture di libri di cucina, ore e ore di programmi culinari su Sky e la visione dell'intero Ratatouille per cinque volte, il che mi porta a credere con tutta me stessa nel sacrosanto comandamento numero uno del cuoco casalingo: "pulisci le stoviglie mano a mano che le usi".
Così, prima di procedere col pappone per le mie polpette, lavo il frullatore.
Stacco la spina, rimuovo delicatamente il contenitore e lo metto nel lavello.

E dire che non sono scema.
Che ho bevuto due bicchieri di caffè e maneggiato mezzo chilo d' interiora, e a questo punto potrei dirmi onestamente sveglia.
Che non leggo solo libri di cucina, ma anche il manuale d'istruzioni del suddetto frullatore. Che riporta in grassetto, su ogni pagina, a minacciosi caratteri cubitali, la frase:

STATE ESTREMAMENTE ATTENTI ALLE LAME

Un pensiero di troppo, una fretta improvvisa, e mentre lavo lo sminuzzatore mi squarcio il dito indice con la sua lama Multipro, che mi apre un sorriso digrignante sul polpastrello che comincia a sbavare sangue dal tanto che ride, e non si trattiene nemmeno quando lo sbatto ululando "ahia ahia ahia ahia" sotto il getto d'acqua.
Calda.
Perchè quando si ha il prezioso dono della scemenza, tanto vale sfruttarlo fino in fondo.
Il sangue continua a colare e non smette più (per forza, rincoglionita), fino a quando, per pura pena, lo scaldabagno si spegne e comincia a scorrere solo acqua fredda. Il flusso si calma e riesco a scorgere l'entità del danno. 
Mi sono aperta sul dito una bocca come quelle di certe donne africane, che per trasportare con più agio piatti e scodelle si tagliano i nervi laterali del labbro inferiore, in modo da poterlo allargare a piacimento. Adesso anche dal mio indice sporge un labbrone in grado di ospitare diverse stoviglie. 
Le polpette abbandonate in fase squaglia, mi precipito in bagno a fabbricare una fasciatura, scontrandomi con la mancanza di cerotti e disinfettante e con la presenza di rum e stracci puliti. I miei hanno un concetto piuttosto McGyveriano della cassetta del pronto soccorso.
Trovo un po' d'alcool (AHIAHIAHIAHIAHI PORCACCIA") e del cotone idrofilo, che chiudo con un metro di scotch marrone da pacchi (a sproposito, com'è che lo scotch marrone da pacchi profuma di nocciola?), mettendo a tacere la bocca sul dito come farebbe col suo la ragazza della pubblicità dei Fonzies (solo che il mio metodo è molto meno sexy).

Col mio mega ditone fasciato, riprendo a cucinare e tutto sembra andare per il meglio.

Nel pomeriggio vado a votare con la Chendo, cara amica dei miei nonché cara zia putativa mia.
Arrivata al seggio, tiro fuori carta d'identità e tessera elettorale.
Mi metto in fila.
Cerco di sedare la leggera ansia che sempre mi prende quando mi tocca votare (piuttosto spesso, cioè).
Per un attacco di curiosità fuori luogo, controllo la data di scadenza della carta d'identità. 
Che è completamente intrisa di sangue.
Senza che me ne accorgessi, la fasciatura ha ceduto e la bocca ripreso a sputazzar'emoglobina, sbavando copiosamente su polso, braccio, carta d'identità e tessera elettorale. 
Scappo via e mi rinchiudo nel bagno, inseguita dalla Chendo.
"Choppa che è successo?"
Non so perchè, non mi va di raccontarle tutta la storia. Mi sento stupida ad ammettere di non essermi curata a dovere.
"Mi sono tagliata con la carta, guarda che casino!"
"Beh, che ci fa? Chiedo un cerotto al carabiniere"
"no no no non importa, dai mi sciacquo, lascia perdere"
"ma come no, poi se  macchi la scheda ti annullano il voto!"
L'idea di dare il sangue per Berlusconi effettivamente non mi alletta, anche se non sarebbe male, PLOCH, una gocciona cremisi sul simbolo del PDL. A sottolineare il lato trucido del partito.
"E va bene, dai".
La sento gridare:
"Carabiniereeeee scusi un ceroootttto! Si è tagliata!"
E in men che non si dica vengo circondata dal corpo armato di Dalerino, il mio dito è graziosamente avvolto da un cerottone rosa pallido e il mio voto salvo (ma ahimè disperso in un ridicolo 3,1%).  

Ho raccontato la scenetta a cena  tra le risate di tutti, i "ma non è meglio darci due punti?" del Babbuddha e i "facciamoci sempre riconoscere, figlia, mi raccomando eh" della mutter.
Le polpette, tenute insieme col pangrattato e fritte in olio di semi, erano deliziose (nonostante sembrassero effettivamente delle cacche d'alce).



Stamattina, a spoglio avvenuto e bocce semiferme, guardo i commenti dei leader sul TG1.

"DiPietro, come giudica il risultato elettorale ottenuto dal suo partito?"
"Una chiara richiesta di aiuto dell'8% degli italiani all'IDV, perchè sia l'alternativa a questo governo piduista e fascista".
Lo ripete, dunque.
E lo fa mostrando  in diretta nazionale un orrendo grumo di sangue che gli pende dall'occhio sinistro.
Senza tema di dire le cose come stanno, senza tema di risultare repellente, evitando di nascondere la verità e d'imbellettare le brutture, che siano le proprie o quelle degli altri.
Sanguinando.
Proprio come me.

L'anno prossimo lo voto.

lunedì, maggio 25, 2009

Don't Speak


Ormai son così piena di parole che assomiglio a una di  quelle macchine per gli spaghetti che se giri la manovella caga fuori la pasta a striscioline.
Mi pare esistesse negli anni ottanta un gioco mostruoso a forma di faccia di clown. Tu lo riempivi di Didò o altro materiale semimolle, premevi la crapa e uscivano biscioline di materiale da orecchie, naso e altri pori non specificati.
Uber chic!
Ecco, son come quel gioco lì. 
Ieri ho aperto per sbaglio un mio vecchio diario e mi è venuta la nausea.
Ieri sono anche andata a vedere il film ad alto tasso erotico "Angeli e Demoni". In teoria l'alto tasso erotico avrebbe dovuto essere garantito dalla presenza di Ewan McGregor in abito talare, ma in pratica veniva azzerato dalla pettinaturina à la Navarro Valls e dalla grottesca sorte riservata al suo personaggio da uno sceneggiatore burlone anzichenò. 
Comunque, visto che non fa mai male, colgo l'occasione per ribadire un concetto fondamentale del vivere civile tanto semplice quanto poco conosciuto:

AL CINEMA NON SI PARLA

Capito, ragazza dietro di me doppiata da Barry White che continuavi a commentare 
OGNI
SINGOLA
SCENA 
con frasi argute del tipo "stasera su canale 5 davano Il codice Da Vinci", 
e che ti sei sentita apostrofare dalla sottoscritta con un garbato seppur deciso:
"signora, mi scusi, non è a casa sua. La smetta"? 

Chissà perchè certa gente dalle proprie parole non è MAI nauseata.



ps: comunque il film merita lo stesso, ormai classico, commento riservato da Fantozzi alla Corazzata Potemkin

mercoledì, maggio 20, 2009

The end is the beginning Is the end

Gente che si riversa per le strade, batte sulle vetrine e suona a caso i campanelli, correndo in preda al panico obnubilata dallo sconcerto. Sembra una scena di "28 giorni dopo" (o del G8 universitario), invece sono solo le masse dei miei fan che cercano senza posa un motivo, financo pallido e vago, che giustifichi la mia assenza.
Io a loro dico: 
"Cari mamma e papà, non preoccupatevi, riuscite benissimo a immaginare perchè latiti sul mio blogghetto!"
E lor rispondono, interrompendo per un attimo le attività vandaliche:
"Per forza, figliolina, ti starai impegnando con la tesi!"
"No mamma!"
"Passi tutto il giorno a plasmare in nero giovani menti per poterti mantenere e non chiedermi continuamente soldi!"
"No papà!"
"E allora checcazzo fai, o prezioso cocktail dei miei geni?"
"La fidanzata beota!"
Da quando sto insieme al piucheamicomarco non faccio che spazzare, spolverare, svuotare cestini della carta straccia, lavare, pensare a cosa cucinare, scongelare, cucinare, se non c'è niente faccio la spesa, e per fare la spesa devo prendere la macchina e andare fino all'Esselunga strapiena del quartiere Meridiana, che si riempie di coppie rigide e casalinghe di lusso che vivono e lussano nelle loro case del quartiere Meridiana, vado a prendere il piucheamicomarco al lavoro e a quel punto un paio di opzioni si delineano sul foglio bianco del nostro destino (sarebbe meglio dire, sul retro dello scontrino del nostro destino):
1) Andiamo a casa mia, e mentre lui smanetta su oscuri siti per appassionati di strumenti musicali io sudo tra i fumi del bollito maledicendo la donnina anni 50 che vive in me e governa le mie azioni ("Tesoro! Corri, ho trovato un polveroso coso valvolare della Geloso a soli 90 euro! E' a un passo dallo sgretolarsi da tanto è arrugginito, ma con 60 euro lo sistemo! Cioè, non è che si potrà mai usare, ma è bello da tenere sulla scarpiera!" ..."Marco scusa eh, ti spiace? Sto salmistrando le patate!")
2) Andiamo a casa sua, e mentre lui smanetta su oscuri siti per appassionati di strumenti musicali, io sudo tra i fumi della pasta al pesto maledicendo i suoi coinquiloni per l'insana predilezione per il reggae e l'idiosincrasia verso lo scrostamento delle teglie. 

Poi, indipendentemente dall'appartamento in cui mi trovi, apparecchio, impiatto, mangio, lavo i piatti (nel caso si propenda per l'opzione 2, scrosto le teglie), gioco a "Day of the Tentacle", day of the Tento di finire lo stracazzo di "libro" noiosissimo che devo ancora consegnare, dormo.
La mattina dopo, o accompagno il piucheamicomarco al lavoro, o mi crogiolo nel suo letto finchè uno dei coinquiloni non mi chiama per bere il caffè. O non mi sveglia con un "CHE PEZZO DELLA MAROOOOOONNNNNAAAAAA!" e fa partire qualche wazzu wazzu uacciu rastarastarastafariaaaaaan religiooooooon.

Dopodichè, si.
Lavoricchio sulla tesi, do ripetizioni a ragazzi bravi e ragazzi meno bravi, vado al parco Talon e scrivo, se ne ho voglia torno a casa a guardarmi un film in lingua originale su SkyCinema Sembra una posa da fighetta, ma in realtà mi piace sentire le vere voci degli attori, e la mutter ha ceduto all'operatrice del call center che l'ha tentata con un "pacchetto tuttocinema a sei euro al mese fino ad agosto, signora, guardi se ne vuole approfittare è proprio il momento giusto...come dice? Oh beh le rate del Folletto si possono rimandare, no? Cos'è più importante, lo sterminio degli acari o la maratona Pieraccioni? eh? eh? Non so, giudichi lei!"

Dopodopodiché, vado a prenderlo al lavoro.
E si ricomincia.
Adesso, per esempio, sto guardando "The Truman Show", progetto un sugo di merluzzo in guazzetto da mangiare con il riso, limo qualche passaggio del "libro", ho appena lavato il pavimento della cucina e tra un'oretta vado a prenderlo al lavoro. 
La donnina anni 50 che vive dentro di me esulta.
E anch'io.




ps: "Si però in autunno CASCASSE IL MONDO TI LAUREI".
Ok, fans!

lunedì, maggio 11, 2009

And don't ever hold me down. Now my feet won't touch the ground


So che prima o poi tutti i tasselli si libreranno nell'aire per comporre magicamente un leggiadro mosaico di una chiarezza dai colori così palesi e dai contorni così nitidi da farmi esclamare
"un mosaico di una chiarezza dai colori così palesi e dai contorni così nitidi non l'avevo veduto mai!".
In estasi ascoltando "Life in Technicolor" dei Coldplay?
Si può?
Si può stare seduti sul sedile di una Polo, ("Life in Technipolo") con due borse che pesano sulle mani e una teglia ripiena di torta salata ripiena a ungere il grembo, girare la testa a sinistra e vedere Marco che guida, con quelle rughe che gli si disegnano attorno all'occhio quando sorride,
accendere la radio,
sentire  Radio Capital che dice
"adesso Life in Technicolor"
sentire partire le chitarre.
Si può pensare che i Coldplay siano intensi? Una volta su All Music intervistavano Ivano Fossati a proposito dei gruppi nati nell'ultimo decennio, e lui disse:
"Umpf, dei Coldplay mi piace la facilità di ascolto".
E adesso, chissà poi perchè, visto che Fossati non mi è mai piaciuto, mi sento un po' in difetto a pensare ai Coldplay come una delle band che più mi dicono in questo momento.
Che più mi dice:
"There's a wild wind blowing
Down the corner of my street
Every night there the headlights are glowing
"

Giro la testa a destra e vedo un bambino capoccione con gli occhi spalancati su di me, affacciato al finestrino di una Volvo ferma al semaforo accanto a noi.
"Marco guarda che bellino!"
"Cosa, un cane?"
"No guarda, a destra, quel bambino!"
Ciao ciao, gli farei, se non avessi tutti gli arti impegnati a reggere qualcosa.
Ciao ciao, sto andando a casa di un amico di Marco.
Ciao ciao, è primavera e alla radio ci sono i Coldplay,
ieri ho preso un autobus che ha fatto il giro del mondo, passando da via Andrea Costa girando per Saragozza, la stazione, Maggiore Massarenti e Fiera, un'ora e mezza su quel trentanove,
ascoltando Lucio Dalla e guardando i piumini volare. 
Sono scesa che avevo il culo di compensato e il cuore consolato.
Ciao genitori del bimbo, ciao nonni.
"E' verde"
"Sì. Hai preso il cellulare?"
"L'ho scordato"
"Dovevi dire a Lilla che domani non vai a Gardaland"
"Lo capirà da sé"
"E' scortese"
"Glielo dirò stasera"
"Stasera dormi da me".
Mi sono vestita con quello a fiori e i pantaloni di velluto e i sandali.
"Come sei carina"

"Venite, ciao! Grande, hai portato la torta salata!"
Quelle scale le ho sognate anni fa e ancora le ho in mente; solo che in cima c'è lei con il vestito a fiori e i pantaloni stretti e i sandali
("Com'è carina")
e non un muro illuminato d'arancione. Ha le spalle nude e un brufolo sulla schiena che sembra messo apposta, come un vezzo da Marilyn, da tanto bene ci sta.
Si può anche non sentirsi da meno?
Credere che un anno fa nemmeno avrei immaginato questo terrazzo, questa compagnia, questa vita che faccio che non sembra nemmeno la mia?
Sì, si può.
Un giorno forse la racconto.






giovedì, aprile 30, 2009

Quasi finito

Aaaaaaaaaaaargh.
Domani dovrei consegnare il libro FINITO e sono piena di dubbi.
Primo fra tutti: 
Ho mai letto un libro in cui non succede niente di niente?
NO.
Beh, nel mio libro non succede niente di niente.
Secondo fra tutti:
Sarà noiosissimo o no?
Terzo fra tutti:
Ma ce la faccio a finirlo?
L'ultimo dubbio si porta dietro due (amare) considerazioni:
1) oggi pomeriggio sarò dalla grande W. e dovrò portarmi dietro il computer e so che anche se le dirò di starsene buonina a giocare a Ratchet&Clank II, lei vorrà parlarmi delle sue compagne di scuola stronze e farmi costruire il totem di rotoli di carta igienica che ha visto ad Art Attack, cosicchè io non potrò lavorare.
2) Domani Marco suona a Sant'Arcangelo di Romagna (RN) e io da brava drupi lo seguirò, accompagnandolo tra l'altro con la kalossina a GPL, cosicchè non potrò scrivere nemmeno durante il viaggio. Farlo nel bel mezzo del concerto mi sembrerebbe di infimo gusto (nonchè decisamente scomodo), quindi nemmeno a pensarci.

Comunque, è sempre colpa mia che mi riduco all'ultimo secondo.
Ma caro S. e caro M., non temete. Ce la farò. Il 2 maggio 2034 mangeremo insieme una pizza e/o un'ottima frittura di totani e calamari e  ci rideremo sopra. "Ahahah, e vi ricordate quando la Choppa stava per morire d'infarto perchè era in ritardissimo col libro?"
"Uahahah sììììì! Quanto tempo è passato! Adesso invece sta bene, con la sua carriera da scaricatrice di scatoloni al magazzino della Coop. Salute!"
"Salute!"
Aiuto.

martedì, aprile 28, 2009

Is a warm gun

Non faccio finta di essere serena.
Nonostante penso avrei buone ragioni ("il questionario dei tre giorni è proprio fuori dal tempooooooo" ...questa era per chi come me non si è mai ripreso dall'ascolto seriale di Metallo non metallo), mi sento comunque stressata, dubbiosa, sopraffatta dagli eventi e insicura.
Al solito, insomma. 
Sticazzi a chi dice che dovrei invece guardarmi bene attorno e contare le benedizioni che mi vengono dal cielo e smetterla di pensare troppo. 
Non ci riuscirò, rassegnatevi (questa era per chi come me ha capito benissimo a chi mi sto riferendo).
Perchè bisogna fingere di stare bene anche quando non è vero?
Lo diceva anche Laura Morante moglie pazza (ruolo a lei del tutto estraneo...) ne L'amore è eterno finché dura :
"Ma perchè dobbiamo fingere di essere felici?"
Will Ferguson ha sviluppato bene l'idea di una "fabbrica della felicità obbligatoria" nel libro chiamato, appunto, Felicità.
Adesso sono troppo di fretta (nonchè scazzata) per scrivere qualcosa di sostanzioso a riguardo, comunque ci penso spesso: programmi televisivi idioti, omissione di notizie, revisionismo, negazionismo, coltre di superficialità che scende su ogni cosa, deliberato menefreghismo.
Rifiuto del pensiero. 
Questo perchè viene fomentato?
Perchè se si comincia a pensare davvero alle cose si diventa tristi, poi consapevoli, poi incazzati neri, e tutto questo non è bene, anzi è malissimo. Diventi pericoloso.
Per te stesso? Anche per gli altri.
Allora via con i manuali di auto-aiuto, le seratine cabarettistiche, i glitter i ponpon i nani e ballerine (ANCORA?!?! Si, ancora), i 
"non pensarci, dai! Va tutto bene!"
"maccome Choppa non sei contenta? Stasera c'è la finale di Amici!"
"Che bella giornata il 25 aprile! Choppa che è quella faccia, inaugurano il Coccooooooo!"
lo star male per finta, per non darlo a vedere.
La vergogna del mostrare di aver sofferto per davvero.
Ma perchè? Per non risultare pesanti? E allora, anche se fosse? Anche se mi andasse di voler solo piangere e tenere il muso? Che male ci sarebbe?
Anche se per un fottuto mese non mi andasse di tessere lodi alla vita per i fiori le farfalle il sole la pioggia l'arcobaleno o una stretta di mano, 
e invece volessi sviscerare il dolore che provo, che ho provato, l'angoscia, il perdono, la malinconia?
Ditemi voi cosa ci sarebbe di sbagliato.
Scusatemi tanto se sto per pubblicare un libro, ho decine di persone adorabili al mio fianco, una torta che cuoce nel forno e un tetto sopra la testa e nonostante questo non sono felice.
C'è tanto altro sotto, e io non tollero che mi si debba far sentire in colpa per il fatto che me ne accorga.

martedì, aprile 21, 2009

Nella Norma

Ho le seguenti cose:
la cacca
due confezioni di petto di pollo e l'occorrente per cucinarli in quel modo tutto mio, che ti fa leccare la padella e passare l'indice sui bordi del piatto e pregare perchè il piacere non finisca mai (a richiesta, la ricetta)
della roba da scrivere
un altro libro di Pratchett da leggere
un pezzo dell'autoradio del passero da qualche parte sul pavimento del salotto
ventisette euro
una crosta sul labbro
Tutto nella norma, insomma.